A passi lenti

Sono entrata in quella piccola stanza. I passi lenti spiffervano il cambio di atmosfera sonora, ma soprattutto emotiva. Mi sono seduta di fronte al microfono. Mi fissava, e un po’ mi strizzava l’occhio. Mani fredde, bocca asciutta e piede destro col Parkinson. Non conoscevo nessuna delle domande che mi avrebbero fatto: mi sono così ricordata di quell’interrogazione di biologia del marzo ’96. Eppure ho parlato. Col mio accento che fischia come la bora scura e la loquela impazzita di una mitraglietta irredentista.
Oggi però posso finalmente dire che sono felice di aver creduto in me stessa.
In questa giornata desidero anche dire grazie a Christian, che da subito mi ha offerto questa opportunità col sorriso tranquillo e sereno di chi sa che ce la puoi fare. Anche negli impicci dell’ultim’ora che hanno reso difficoltosa la messa in onda del programma all’orario stabilito, è stato solido e zelante e queste sono cose che faranno sempre la differenza.
Ora.
Sarà l’età. Sarà la primavera. O forse solo la nostalgia canaglia. Ma giorno per giorno capisco un po’ di più come va la vita e di come noi “andiamo” in essa. Quindi, bravo a chi affronta ciò che in fondo è. Senza per questo toccare il fondo.
Avanti tutta quindi.

Image: Pixabay

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