L’appuntamento perfetto

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Asole e bottoni

Quella sera di maggio lui indossò la sua camicia preferita.

Come quando la stirava sua madre, sapeva di un pulito antico, eterno, senza anno né stagione. Questa volta però era passata sotto l’ardito tocco della signora della lavanderia, ma questo poco importa alla nostra storia. La stoffa azzurrina scivolò silenziosa sulle sue spalle. Le asole e i bottoni si baciarono uno dietro l’altro, senza preliminari. La cintura, seria e raffinata allo stesso tempo, si accomodò perfettamente a metà, tra la sua curiosità e il suo passato. Nel frattempo il computer dondolava sulle note di “No surprises” dei Radiohead. La barba appena accennata, era stato un atto estetico premeditato del mercoledì appena trascorso. Il ciuffo da trentenne screanzato e le basette accorte solleticavano la pelle del suo viso, ma soprattutto lo sguardo di una commessa che mentre abbassava la saracinesca del suo negozio, se lo mordicchiò tutto con gli occhi.

Lui, che andava al suo primo appuntamento con lei.

Lei invece era un merletto di capelli biondi che giocano inesperti sulla curva delle spalle. Il suo sorriso, un papavero che si schiude nel verde riposo di un prato. Nei suoi occhi, la stessa grazia femminile della nonna: come lei aveva un carattere antico, fatto di sogni colorati e di accordi in bianco e nero come quelli delle canzoni di Sergio Endrigo. Stasera è serena, e ama ciò che è diventata. Ha imparato a voler bene ai suoi sguardi imbarazzati e alle mani che si congelano al solo pensiero di trovare un amore che le riscaldi.

Quella sera l’aria era tiepida e tradiva già i segreti dell’estate. Lui parcheggiò la macchina con il dovuto riguardo e quando si alzò dal sedile osservò con diffidenza e sarcasmo le pieghe che si erano formate sulla sua camicia da lavanderia. Ora era più se stesso e anche la situazione era tornata in sé. Arrivò alla fontana alla fine del viale alberato e la mano soffusa del tramonto aveva iniziato a coccolare la città, che presto inarcò la schiena e fece pigramente le fusa.

Lei arrivò e lui la riconobbe da lontano. Un delicato acquerello di cui lui si appropriò con un sorriso. Lei si avvicinò, e ad ogni passo confermò la sua scelta di essere lì quella sera. Lui lo capì, e non ebbe più dubbi quando lei – ormai prossima – gli disse:

– Che bella camicia. Su questa piega mi sembra ci sia scritto qualcosa.

Lui non si tirò indietro, e accolse la sfida:

– Hai ragione, ma non ho fretta di scoprirlo. Vogliamo andare?

Arrivarono in quel ristorante che trionfava di legno profumato e mani lente che sfogliano i menù.

Parlarono.

Di quando erano piccoli e disobbedivano agli adulti. Del genio attoriale di Aldo Baglio nei film con Giovanni e Giacomo. Di cosa avrebbero voluto fare nel 2024.

Entrambi erano soddisfatti di se stessi mentre si regalavano all’altro con i loro racconti. A fine serata, in un atto di tanto consapevole quanto logico posizionamento nell’era contemporanea, lei si offrì di contribuire alla cena, ma lui la guardò sorpreso. Come se gli avesse detto che quella volta Walt Disney si era sbagliato e Mufasa non era morto. Così le intimò di non scherzare sulle cose serie, e regolò i conti con l’oste. Lei lo ringraziò, non solo per la cena, ma soprattutto per quello sguardo meravigliato.

Uscirono e camminarono verso ciò che stavano diventando, o che forse in realtà erano sempre stati.

Erano vicini. Non si sfioravano. Eppure lui sentiva il volo colorato della gonna di lei, mentre lei percepiva la delicata serietà delle mani di lui.

Arrivarono al mare e lì lui non ebbe paura di parlare:

– Sono felice. Perché sono sicuro che entrambi ci meritavamo una serata così.

Lei annuì:

– È vero. E se domani ci sarai ancora, ne sarò felice. Se però non ci vedremo più, sarò comunque contenta di averti conosciuto. E ci ho messo trent’anni per credere in quello che ho appena detto.

Lui obbedì alla logica delle parole, che di notte sono più vere che mai:

– Hai ragione. Ed è scritto pure qui – e indicò sulla camicia, la piega obliqua che gli si era formata accanto al cuore.

Image: Pixabay

Song: Radiohead – No surprises

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