Quel mulo sul molo

L’altra sera passeggiavo nel tepore serale della primavera triestina e l’ho notato, forse per l’immobilità apparente della sua esistenza. Se ne stava lì, appeso all’orlo decisivo del molo Audace. Sembrava un sasso calciato da un bambino e poi in fretta abbandonato. Indossava uno sguardo appartato ed un cappotto corto scuro. Aveva i capelli rasati ed un viso colmo di giovinezza. Lì intorno ma distanti dai suoi pensieri, chitarre e bottiglie di birra trovavano nuovamente il senso di esistere nella dolcezza del cielo mite e arrendevole della nuova stagione.

Pensava.

E sembrava lo facesse non solo con la mente, ma con tutto il suo corpo: con le gambe oramai arrese alla forza di gravità, col lieve declino del torace, con le mani in pacifica unione. Proteso verso il mare, ispezionava i cocci delle luci che galleggiavano sulle onde. Il molo era diventato la sua terra di confine. Forse era passato dall’altra parte di se stesso ed ora era un estraneo nella sua vita.

Ora.

Voi direte che probabilmente stava semplicemente programmando la prossima partita di calcetto in base al recupero del suo menisco. Oppure che non vedeva l’ora che la gente intorno a lui (me compresa) se ne andasse fuori dalle palle.

Ma vedere un uomo così intensamente rapito in sé, mi fa sempre un certo effetto.

Sondaggio ignorante: secondo voi, a cosa pensa un “mulo sul molo”? Fatevi sentire!

Image: Pixabay

16 pensieri su “Quel mulo sul molo

  1. SuperL ha detto:

    Racconto dolce e romantico, come sempre.
    Però svolgendosi a trst l’unica cosa che mi viene in mente è: “te molo El molo”.

  2. Daniele ha detto:

    Coi tempi che corrono, in cima a un molo puoi trovare persone poco raccomandabili. per esempio egli avrebbe potuto addescare le passanti solitarie con la classica frase ” ciau, te mostro il molo, o te molo il mostro?”

  3. adriana ha detto:

    Forse a quella ragazza conosciuta proprio la’ solo una settimana prima ma che già stava occupando la sua mente e forse anche il suo cuore

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