Ventuno

Abbassa il volume dello stereo.

Umberto Tozzi mi fa effetto ancora oggi se sento grattugiare parole d’amore in alta fedeltà.

Ho delle cose importanti da dirti e anche i compiti di latino possono aspettare. Come dici? Domani ci sarà l’ultima verifica sui verbi? Credimi, nella vita le uniche parole latine che ti serviranno davvero saranno “curriculum”, “bonus/malus” ed “ex”. Ecco, soprattutto quest’ultima, tientela bene a mente. Quindi molla quel gerundivo e adesso siediti sulla poltrona di papà.

Lo so che sei innamorata. Lo vedo da come tieni le mani sulle ginocchia. Sono rilassate per finta. Siamo alle solite.

Quale nome hai scritto sul diario che hai trovato nel Cioè? Hai 17 anni, ed in realtà so bene chi c’è stabilmente nel trailer dei tuoi sogni migliori. Lo chiedevo così, tanto per fare un minimo di preambolo. Perché volevo dirti delle cose senza per questo rovinarti l’effetto sorpresa e farlo diventare un effetto “soppressa”. In due decenni come potrai immaginare ti accadranno delle cose ma soprattutto delle persone. Sì, hai capito bene, “ti accadranno delle persone”. E tu ancora non lo sai quanto non sai. La vita è così. Va per tutti così. Ma permettimi di avere un minimo di riguardo nei tuoi confronti visto che la cosa mi tocca da vicino. Non hai idea di cosa voglia dire avere 38 anni oggi. Bella scemenza, nemmeno avere 17 anni deve essere un semplice giro di giostra. Lo capisco da quelle unghie mangiucchiate che non sanno tenere un segreto. Ma non devi avere paura di me e di quello che ti dirò, perché sono la tua più grande fan. Sono un’ammiratrice spontanea soprattutto delle cavolate che hai fatto. Quando hai atteso le 10.40 per chiedere alla prof di andare in bagno. Ed invece sei entrata in una classe deserta per scrivere sul banco di quel tizio quella frase di Nazim Hikmet. E quando a quella festa di compleanno sei andata a fumare la tua prima sigaretta sul tetto di una casa in costruzione. Ma ventun anni sono passati, e sono abbastanza per farti capire che le persone che ti “accadranno” ti suggeriranno, stagione dopo stagione, chi diventerai. Crescendo ti farai sempre più spesso quella domanda-jolly. Quella che ti salverà la faccia e il didietro. Ma continuerai a fare anche le tue più classiche “cavolate etiche”, quelle per cui oggi si complimenterebbe con te solo il sopracciglio benevolo di Paolo Fox. Perché ad un certo punto piangerai riempiendo lo specchio del soggiorno e ti guarderai così bene mentre sgoccioli delusione, che nel rossore dei tuoi occhi rivedrai tutta una serie di ruvide assenze. E lì scoprirai quanto è fantastico dire con voce breve e pacifica “Ti voglio bene, ma ho capito che voglio più bene a me”. Ti comporterai male. Un giorno deciderai di essere cattiva e per questo non lo scorderai più. A fine giornata ti struccherai e archivierai quel ruolo. Lo riporrai in quell’armadio che contiene il tuo primo bacio e quegli orrendi jeans “Gente de Ibiza”.

Mi stai ascoltando? Guarda che ho visto che hai alzato gli occhi al buon Dio, e accavallato la gamba di traverso. Puoi sfidarmi quanto vuoi, tanto lo so che stai facendo finta di essere una dura. Lo faccio anch’io ancora oggi. Dal canto mio ho l’animo molle dell’adulto che si sente inutile e si vede scalzato da un futuro che in fin dei conti è già passato. Ma voglio dirti tutto, a costo di dovermi rivedere assieme a te tutte le puntate della serie tv francese “Primi baci”. Dove eravamo rimaste? Ah, si. Un giorno in macchina forse ascolterai musica da un cd blu. Sarai così incavolata con quella canzone che ti verrà voglia di buttarlo fuori dal finestrino. Non farlo. Sarà poi la stessa canzone che molti anni dopo ti salverà la vita.

Ascolta i tuoi sì, anche se ti sembreranno molto più deboli dei no che vorresti dire. Perché c’è un’età per ogni domanda. E ogni domanda, apparecchia la tavola nell’età giusta. Una volta finito il pranzo, ricorda che i tuoi coetanei saranno tutti sazi anche se tu non avrai azzannato nemmeno un’oliva.

Piccolo spoiler (scusami, ma devo): se nel mese di settembre 1997 un ragazzo straniero ti chiederà di rimanere ancora un po’ a Barcola, non dire di no. Non c’è alcun pericolo, te lo assicuro. Questa cosa non ti ucciderà e ti farà bene. Comprenderai invece che sarà del tutto inutile aspettare una persona in piazza Oberdan e che sarà decisamente meglio per te andare a fare uno straziante shopping di poliestere dai cinesi.

Goditi gli ultimi anni senza cellulare. Lo so, ti sembrerà assurdo quello che ti sto dicendo. All’inizio penserai di essere tu ad avere lui. In seguito però caprai che sarà lui a possedere te. E in alcuni momenti rimpiangerai l’incantesimo di una busta chiusa. E la salsedine delle cartoline dalle vacanze.

Non andrà tutto liscio. Forse sarà un po’ zigrinato, ma è normale quando si diventa adulti. Tu cammina con passo secco, abbassa lo sguardo per vedere dove metti i piedi e rialzalo per addentare ciò che la vita ti scaraventerà addosso. Mordi o bacia, a seconda di ciò che ti capita. Ricordati che sarai ciò che amerai.

Non ho davvero altro da dirti.

Sei stata brava, sei ancora qui, sebbene tu abbia la testa pesante di chi non crede ad una parola di quanto ha appena sentito. Ma ora che hai vinto il sollievo di chi ha capito che la tortura sta finendo, hai qualcosa da dirmi. Così stavolta appoggio io le mani alle ginocchia e simulo una sicurezza che ovviamente non ho.

Tu hai gli occhi grandi e le tue parole sono piccole ma potenti.

“Ho una cosa da farti sentire”.

A quel punto ti sei alzata, e mi hai riservato il tuo sguardo più fresco. Mi hai sorriso e ti sei diretta verso lo stereo. Quel tasto ha fatto clic al tocco leggero della tua mano. I tuoi capelli per un momento sono scivolati verso il primo accordo. In un soffio di tempo la canzone “Gli innamorati” del nostro Umberto si è adagiata lentamente in noi e in tutta la stanza.

A 38 anni ho davvero ancora troppe cose da imparare.

Image: Pixabay

Image 1996: K. Marecic

Image 2017: M. Riva

Make up 2017: C. Carbonelli

Song: Gli innamorati – Umberto Tozzi

8 pensieri su “Ventuno

  1. Anonimo ha detto:

    Mi chiedo…come è possibile che riesco a leggere con passione tutto quello che scrivi quando le mie letture quotidiane e usuali virano in direzione diametralmente opposta (horror, splatter, gore,…)?

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