…Giacomo chi? #2

Riassunto della puntata precedente: Comprare un libro di seconda mano in una libreria. Trovarci sopra un nome e il suo numero di telefono. Prepararsi all’impatto.


Insomma, noi tre siamo qui.

Giacomo -o meglio, la sua insensata sequenza numerica-, Nabokov ed io.

Brutto affare.

Pensiero logico: un numero di telefono è di chi lo riceve in modalità consenziente.

Pensiero emotivo: chi sei Giacomo? Perchè c’è il tuo numero su queste prime pagine? Sei uno di quelli che chiede “Che fai nella vita?” oppure azzardi un meraviglioso “Qual è il primo ricordo che hai di quando eri piccola?”.

Era meglio se compravo un romanzo di fantascienza. Ho deciso, leggerò Marquez. Così nel frattempo mi dimenticherò di questa idea balorda.  Provo ad addentare il primo anno di solitudine, così forse mi distraggo. Ma le frasi sono briciole sulla tovaglia: si sparpagliano e perdono il loro senso. Coraggio, ci devo riuscire, non sono mica una ragazzina che sviene lanciando un peluche al concerto degli One Direction (ma esistono ancora?).

La tentazione mi tira la maglietta. Lo sapevo. Ho passato il tempo tra complotti insaccati nelle parentesi, il tutto per attenuare la mia frenesia. Oramai devo fare questa cosa.

Salvo il numero sul cellulare e spulcio la foto su WhatsApp. Lo so, non sono il detective Conan, ma questo passa il convento. Magari è un numero inesistente. O di un anziano in pensione. Oppure è il contatto di un rappresentante di sanitari. Insomma, la solita delusione legata ad un mio affezionato infruttuoso destino.

Bene, lo faccio. “Ma quanti 8 in questo numero…” ammicca il mio cellulare. L’infinito che si dilata davanti alla mia curiosità donnesca.

Fatto. Ora andiamo a stanarlo. La misericordia ha il sopravvento su di me: è registrato su WhatsApp, quindi non è imprigionato nel Rinascimento. E ora momento topico: la foto.

Primissimo piano su un paio di occhi neri trincerati dietro degli occhiali squadrati e sottili. Un’espressione corrucciata che racconta un principio di disappunto nelle linee di espressione disegnate sulla fronte. Un ciuffo di capelli neri sul sopracciglio sinistro. Sfondo color grigio novembre.

Carina ‘sta foto. No esibizionismo. No narcisismo. No limits. Potebbe avere trent’anni o giù di lì.

Ora, lo status. Se ha qualche motto latino, prometto che lo cancello all’istante. Anzi, mi cancello io da questo pomeriggio di euforia adolescenziale.  E invece Giacomo sorprende tutto il molo con poche parole, anche queste squadrate come i suoi occhiali: “Dio non è morto. È vivo e sta lavorando a un progetto meno ambizioso.”

Giacomo, eri on line ventitrè minuti fa. Ed io ora ti scrivo. Perché da quando ho comprato questo libro, so che sono montata in bicicletta e se ora smetto di pedalare cado io, ma cadi pure tu.

Image: Pixabay

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