In principio c’era un principe

Trovo che la trentina sia l’età del cambiamento. Quello vero e intimo. Puoi ritrovarti sposata, con un figlio magari e iniziare un tuo nuovo percorso. O puoi ritrovarti ad aver fatto scoppiare la tua bolla, resettato tutto per ricominciare da una pagina bianca. Eh sì certo che sei spaventata, sbigottita, nostalgica ma anche molto eccitata. Perché diamine, ce l’hai fatta, hai soverchiato il tavolo e ti sei alzata in piedi. Potremmo stare a discutere se non ti andava bene la pieghetta del tovagliolino oppure ti continuavano a servire carne a te che sei vegetariana. Imparerai che sono dettagli inutili. Qualsiasi siano stati i motivi, te ne sei andata e ora ti metti in gioco.

Un faro però ti guida la strada. Tu il tuo principe l’hai conosciuto. Tu sai cosa vuol dire perdere il controllo. Tu hai vissuto un film, fossero solo quelle due settimane, ma ci sono state. E proprio loro ti hanno fatto capire che qualcosa doveva cambiare. Il principe azzurro arriva su di un cavallo bianco. Il mio è arrivato in aereo da una terra straniera. Parlava la lingua, per me, più bella al mondo e faceva il lavoro che ho inseguito e continuerò a farlo per una vita intera. Vi presentate, due chiacchiere e il rullo parte. Per quei giorni vivi un’altra vita, sei nella tua città ma non sei più lì, sei sempre tu ma non ti riconosci. Hai due occhioni che brillano e la sola volontà di stare con lui, parlarci e guardarlo. Tutto è sbagliato ma anche così dannatamente perfetto che tirarsi indietro è sacrilegio e comunque impossibile. Con lui ti riscopri, conosci una nuova cultura, ti metti in gioco e ti fa sentire desiderata come nessuno mai. Farfalle allo stomaco e nottate in bianco, mare e tramonti. Non vuoi che finisca più ma ovviamente giunge l’ora della partenza, sta per finire e hai giusto un attimo per realizzare quello che stai perdendo. Il distacco però è inevitabile, non sei lucida per fare delle scelte. Ci starai tanto male, prima moltissimo poi il tempo affievolisce, non i ricordi, ma le sensazioni e la vicinanza.

Il guaio di queste cose (ma anche la loro magia) è che si allontanano ma restano lì. Oramai le hai provate, la tua testa ed il tuo cervello le hanno immagazzinate. E quella vocina dal tuo profondo non se ne va più. E allora lì è tutto una questione di bilancia, pesi tutto: i familiari, gli amici, il mutuo, il cane o il gatto in comune.

Ecco io il principe l’ho conosciuto e quando succede non ci sono consigli e strategie, lo si vive a pieno. Io sono contenta di averlo fatto perché senza il mio principe non avrei realizzato come ci si sente quando si è completamente perse, quando si naviga a vista o a briglie sciolte.

Ascoltare o meno quella vocina che ti dice che sei ancora in tempo a cambiare è una scelta personale. Nessuna decisione è quella giusta, tutte vincenti e tutte perdenti allo stesso tempo. Chi può dire onestamente se è più coraggioso uno che si alza dal tavolo o uno che rimane seduto?

Ma il principe, quella persona che fa conoscere dove la nostra mente e il nostro cuore possono arrivare, quali picchi riescono a toccare, no Signore a quello non va mai rinunciato. È pura magia, va vissuto e assaporato, non sciupatelo che si tratti di un giorno, due settimane o una vita intera.

Anonima


Chi ha seguito un po’ questo blog in questi mesi, oramai ha capito l’aria da “sguardi intensi sulla metro” che tira qui. E non mi riferisco solamente al soffio di drago di questa copertina o agli appuntamenti a stampo romantico-utopico di cui abbiamo letto mordicchiandoci un’unghia.

Questa lettera poi (a proposito, grazie all’autrice!), mi ha dato lo spunto per pensare a quale fosse la mia concezione di “uomo top” o se vogliamo “principe” nella visione storico-tradizionale. Sì insomma, quello che come dice la nostra Anonima, ti fa meravigliosamente perdere il controllo. Mi sono data una risposta e a dire il vero non ho dovuto nemmeno pensarci più di tanto.

Grave, molto grave.

Infatti, anche secondo me il principe esiste ancora, ma ha semplicemente perso la sua carica nobiliare. Intendo dire che ho intravisto più prìncipi tra gli artigiani e gli agenti di commercio, che tra gli eredi delle Tredici Casade Triestine. Insomma, il principe è diventato un borghese. E per questo sta meglio di tutti noi. Il principe del mondo classico attendeva il giorno del tuo compleanno per poterti presentare i suoi auguri coreografati con una bella riverenza. Quello borghese di oggi, ti mette la mano sul ginocchio mentre guida per andare assieme al mare. Il principe vecchio stampo cavalcava sempiterno alla ricerca della sua bella rapita. Il suo mantello nel vento, un soffio di ovvietà. Il principe-borghese invece cavalca una vespa del ’78 che ha assemblato lui stesso navigando per le fiere del motociclo e le autorimesse con i calendari sconci; nel mentre, indossa una polo griffata con il colletto rampante. Il principe borghese inoltre va alle assemblee di condominio e non vuole farsi fregare dalla ditta di manutenzione dell’impianto di riscaldamento. Sa montare una mensola e smontare la tua insensata rabbia quando il ciclo usurpa la tua razionalità. Si dimentica sempre la tavoletta del wc alzata, ma non si scorda mai  di aiutarti a centrare il secchio quando hai la gastroenterite.

In tutta onestà io non so dire se sia in atto l’ennesima lotta di classe tra nobiltà e borghesia. Ma m’importa relativamente, in quanto già lo so, in questo stato di belligeranza, faccio sicuramente parte della plebe.

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Image: Pixabay

2 pensieri su “In principio c’era un principe

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