Primo bacio

A quattro anni e mezzo ebbe la sua prima comparsata sul palcoscenico del teatro comunale. L’amico di papà aveva detto che aveva un viso tondo il giusto e i suoi colori erano ben assortiti. Anche i signori che organizzavano quegli spettacoli furono d’accordo con lui. E negli anni successivi, continuò a trovare molta gente che annuiva in silenzio durante i suoi provini.

Stella era quello che si potrebbe definire una bambina prodigio. Muoveva i piedi su ritmi ternari e binari su melodie appena sentite e aveva un’estensione vocale degna di Dalida. Da quando era una bambina era abituata a dimostrare di essere eccezionale e questo – agli occhi di chi la guardava -la rendeva adorabile e allo stesso tempo malinconica. Gli anni dell’infanzia furono riempiti da musical, servizi fotografici e spettacoli televisivi per farne emergere il talento e creare ulteriori occasioni per dimostrarlo.

Arrivò così un giorno in cui Stella si alzò dal letto e aveva già tredici anni. La sua cameretta era sempre rimasta la stessa, con il parquet color miele e le tende con gli orsacchiotti esploratori. Sulla mensola del letto, Barbie e Ken si tenevano per mano chissà da quanti anni. Li aveva sistemati lei così e loro non avevano avuto nulla in contrario. Ma gli anni erano passati e Stella era diversa. Glielo bisbigliava anche la foto appesa alla parete accanto alla scrivania. Aveva forse sei anni e si trovava in vacanza con mamma e papà sul lago Trasimeno. Un primo piano di lei esibiva una gioia sdentata. A dirla tutta non era una vera vacanza. Era una deviazione sulla strada del ritorno dopo un provino fatto nell’inferno estivo di Roma. Solo qualche mese più tardi Stella si trasferì proprio nella capitale per frequentare una nota scuola di recitazione per bambini eletti.

Com’era bello il presente di quella foto. Un sorriso bucato faceva il solletico a quegli occhi che parevano rondini. E la vita non sembrava poi tanto male.

Ma nella mattina dei suoi tredici anni arrivò la conferma della notizia tanto attesa: Stella avrebbe recitato in una serie tv per teenagers. Storie a puntate di primi amori, compiti in classe e bugie con le gambe mingherline. In allegato al contratto, arrivò anche il copione della prima puntata con la fatidica pagina 121: scena del bacio tra Stella e Bread.

Stella diventò granito puro. Non riuscì a dire nulla. Lei, che non aveva mai baciato nessuno. Lei, che nella sua vita non aveva mai avuto né gite scolastiche né feste pomeridiane per avvicinarsi ad altre labbra. Una cosa tanto speciale sarebbe accaduta così, sul set, con uno sconosciuto che nella serie aveva il nomignolo di Bread. Stella e Bread. Stella e Pane. Pan di Stella. Un incubo.

I genitori di Stella non ne fecero un caso, forse perché sapevano che prima o poi sarebbe arrivato questo momento e quindi prima era, meglio era. Stella allora rinchiuse il suo dolore nella sua cameretta. A dirla tutta anche Barbie e Ken sembravano abbastanza indifferenti alla cosa. Stella aveva realizzato già da tempo che le attrici baciano gli sconosciuti, quindi la sua disperazione non era dovuta alle circostanze del suo lavoro. Dal canto suo però, non poteva permettere che il suo primo, primissimo bacio fosse mandato al patibolo senza aver nemmeno lottato. Pianse. Si soffiò il naso. Infine decise di lottare.

Guardò ancora una volta le sue bambole che si tenevano per mano e allora capì cosa fare. Decise che doveva innamorarsi per conto suo prima di arrivare a quella maledetta pagina 121. E dare così il primissimo bacio al suo vero Amore. Solo così non sarebbe stata una tragedia.

Nelle ore successive fece allora l’inventario dei pochi coetanei maschi che già conosceva. C’era Elio, il figlio del suo maestro di pianoforte. L’aveva visto due volte alla cena pre-natalizia che sua madre organizzava per le persone significative per la carriera della figlia. Elio aveva 14 anni e uno strano tic alle mani che lo faceva sembrare una medusa. Fu immediatamente scartato.

C’era poi Ferdinando, il cugino di secondo grado. 15 anni e malato di pallone. Da quanto ricordasse, Stella non l’aveva mai visto senza la sciarpa della Sampdoria. Non l’abbandonava nemmeno a luglio. Scartare anche lui fu un attimo.

Pietro invece era un bel tipo. Avrà avuto anche lui 15 anni ed era il suo dirimpettaio. O, almeno, lo era stato fino al mese scorso. Un giorno infatti aveva visto gli scatoloni sul pianerottolo e lui accucciato assieme al padre a far scivolare la roba sulle piastrelle. Si era trasferito al nord con la sua famiglia. Lui e Stella si erano incontrati più volte da soli nell’ascensore ma avevano incaricato il silenzio di definire quella situazione di clausura ravvicinata. Fine della storia.

Non conosceva nessun altro. La sua pre-adolescenza non era stata esattamente quella giostra di amicizie con le tipiche sbavature da innamoramento.

Passarono i giorni. Stella studiò la sua parte a memoria e fece del suo meglio, seppur con l’animo amaro di chi non voleva che il tempo la conducesse a quel fatidico giorno.

Ma quel giorno arrivò, e lei non era innamorata di nessuno.

Il giorno delle riprese si alzò dal letto, come tutte le mattine. Si lavò, fece colazione e indossò una maglia nera con i suoi jeans preferiti. Prese la borsa a tracolla e prima di uscire, ritornò per un attimo nella sua cameretta. Barbie e Ken non si tenevano più per mano da giorni. Stella prese quella bella foto scattata al lago Trasimeno e la guardò.

La mamma dal pianerottolo la chiamò. L’ascensore era già al piano.

Allora Stella strinse la cornice tra le dita e poi la avvicinò alle sue labbra. La baciò forte, proprio su quel sorriso sdentato.

Poi la rimise al suo posto e corse via verso la porta.

Images: Pixabay

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