Pulizie pasquali

L’ autostrada fuggiva di fronte allo sguardo concentrato di Marco. Il paesaggio era noioso e dinamico allo stesso tempo. Erica però non era particolarmente interessata a quella veloce linea tratteggiata. L’orlo della gonna la scopriva e la ricopriva. L’incavo tra le sue unghie e le dita stuzzicavano il perimetro di quell’onda di cotone leggero e la cosa – lì per lì – non sembrava così inopportuna. Per tentare di variare un po’ sul tema, dalla postazione del passeggero Erica guardava nella direzione del suo finestrino. La velocità trasformava i contorni degli alberi e degli edifici circostanti e provvedeva al resto dell’intrattenimento.

Era il loro viaggio di ritorno dal pranzo di Pasqua da casa dei genitori di lei. Quando aveva conosciuto Marco, Erica si era trasferita a un centinaio di chilometri dal suo paese di origine e aveva messo addosso i panni della moglie che attraversa la navata della chiesa e continua poi a macinare chilometri per seguire il suo amore. Così avevano trasformato le loro distanze, le videochiamate e i messaggini su WhatsApp, in risvegli asincroni e lenzuola condivise al profumo di lavanda. Erica e Marco erano sposati da due anni e mezzo. Avevano all’attivo due litigate serie e un viaggio in Canada.

Marco era affezionato ai rituali dell’amore. Per questo quando desiderava sua moglie glielo faceva capire sempre allo stesso modo. Si appoggiava di lato allo stipite della porta della stanza in cui Erica faceva qualcosa e la guardava per un po’, in silenzio. Lei allora assaggiava lo sguardo di lui addosso e lo lasciava fare, perché sapeva che in quel momento in realtà era lei a giocare con lui. Capitava così che l’amore tra loro arrivasse prima di finire di mettere i bicchieri nella lavastoviglie o mentre lei si stava struccando e non aveva ancora gettato il secondo dischetto di cotone. Non erano mai troppo timidi ed accurati nello spogliarsi e capitava spesso di far rotolare qualche bottone o di disinnescare qualche cerniera.

Il pranzo era andato come doveva andare, tra commenti lusinghieri verso il nuovo lavoro di Marco e domande di circostanza verso l’inutile corso di spagnolo al quale Erica si era iscritta per fare nuove amicizie in quella città che non era ancora del tutto sua. In serata i due coniugi avevano preso la strada del ritorno. Sul sedile posteriore, non trionfava nessun seggiolone, ma una pirofila blindata dalla carta stagnola che sarebbe stata la comoda cena di quell’avanzo di giornata di festa.

Erano quasi le otto e fecero una sosta al primo autogrill per fare benzina. A quell’ora non c’era quasi nessuno. Mentre attendevano il ragazzo per fare rifornimento, Erica ne approfittò per andare al bagno. Aprì la portiera e nella macchina entrò l’aria fresca di una sera di aprile. Le onde della sua gonna giocherellarono tra loro.

Entrò nella toilette, facendo bene attenzione a non toccare nulla che non fosse strettamente necessario. Proprio nel bagno delle donne, un addetto alle pulizie in maglietta e pantaloni arancioni stava cercando di rimuovere dalle porte dei servizi igienici le scritte e i numeri di telefono delle simpatiche avventrici di quei luoghi da purgatorio. I suoi movimenti erano ruvidi e decisi. La faccenda era tenace. Il ragazzo stava usando una spugna abrasiva e un detergente che al primo colpo di narici sapeva di ammoniaca. Quando vide Erica, le chiese scusa per la sua presenza indiscreta. Cominciò allora a raccogliere velocemente le sue spugne e quei flaconi dall’etichetta industriale. Fece un breve cenno di uscita dal bagno, rimandando tutta l’operazione al termine della presenza di lei. Ma Erica non si fece scomporre più di tanto dalla cosa.

– Resti pure. Userò una delle cabine libere.

Lui la guardò. Addocchiò per un istante quella gonna e ringraziò con un cenno di silenzio. Poi si rimise al lavoro.

Quel tipo si ritrovava a lavorare a Pasqua. Pulendo le porte del wc. Molto probabilmente per lui la fantomatica rinascita non c’era stata. Le porte da pulire erano quattro, ed aveva rimesso a nuovo solo la prima. Erica allora, in un vano tentativo di discrezione, usò quella più in fondo. Mentre cercava di sistemarsi alla meno peggio in quel metro quadrato di messaggi che urlavano amore mancato e sesso cercato, sentiva il silenzio di quella mano che, poco distante, strofinava la seconda porta. Anche se non lo vedeva, aveva ben presente il gesto di quello che stava accadendo là fuori.

Erica uscì e accostò la porta. Il ragazzo continuò il suo umile lavoro, distaccato dal mondo ed isolato in se stesso. Lei si avvicinò al lavabo e prima di far scorrere l’acqua si versò un po’ di sapone rosa sul palmo.

Fece montare la schiuma con calma. Aveva realizzato che le piaceva godersi la presenza di quell’uomo silenzioso. Allora alzò lo sguardo per raccogliere la sua immagine nel naturale richiamo del riflesso di uno specchio e proprio in quell’attimo inciampò nello sguardo di lui. Di nascosto, ma nemmeno tanto, si era voltato a guardarla. Sconfitto da quell’evento inatteso, quello si voltò di scatto e tornò alla sua serata di Pasqua al lavoro. Lei invece, sorrise dentro di sé. Le piacque quella sensazione. Sapeva già che si divertiva quando gli uomini la accarezzavano con gli occhi.

Ma per il ragazzo l’imbarazzo era troppo. Così uscì, senza dire nulla. In sua vece, lasciò il carrello e gli stracci penzolanti ad arrendersi a quella attraente presenza femminile.

Erica si sciacquò le mani e poi interruppe il getto d’acqua. Tirò fuori dalla borsetta un fazzoletto di carta e con calma si asciugò. Poi uscì e raggiunse Marco, che l’aspettava con la macchina già accesa. Tornò così da suo marito, alla pirofila con la cena pronta e al suo corso di spagnolo.

Il ragazzo delle pulizie invece doveva finire il lavoro in quel bagno ormai vuoto. Quando rientrò, notò che sull’unica porta pulita c’era un nuovo numero di telefono. Allora prese il cellulare dalla tasca e fece una rapida foto. Subito dopo lo cancellò in un gesto deciso.

Images: Pixabay

Commenti

E tu cosa ne pensi?

  • Gabriella

    Mmm….audace la tipa! ^_^

    • Nonostante me
      Gabriella

      Vero! Sarà mica stato un pesce d’aprile? 😉

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