IL PAPÀ DI GNAGNUEL

Ho una bambina di tre anni da portare all’asilo e un fidanzato con cui non faccio l’amore da settimane. Perché? Perché c’è il bucato da stendere, a dicembre c’è il saggio di danza (e non abbiamo ancora trovato la tutina color lavanda) e ho un bel po’ di pensieri alternativi nella testa.
I miei pensieri alternativi hanno pure un nome e si chiamano “papà di Manuel”.
Manuel (o “Gnagnuel”, come lo chiama mia figlia) è un nuovo compagnetto dell’asilo. I due non si stanno granché simpatici. Infatti ho conosciuto il papà di “Gnagnuel” proprio perché un giorno i due sovversivi si sono azzuffati accanto allo scivolo e si sono graffiati l’un l’altro. Prima una guancia, poi l’altra. Ma niente sangue, sono state solo delle unghiate con una buona traiettoria. Tana libera tutti, insomma. Ma tanto è bastato per farci chiamare a scuola dalla suora anziana.
Io e il papà di Gnagnuel ci siamo incontrati quasi davanti alla porta dell’ufficio della suora. Mi precedeva solo di quattro o cinque passi. Ma quando ha percepito di avere qualcuno alle spalle si è fermato, e poi si è girato verso di me. È successo tutto come in una serie tv nuova; quando capisci che sta per entrare in scena uno dei personaggi principali che ti accompagneranno lungo tutta la vicenda. Ecco, lui è diventato una specie di personaggio principale di una storia che in realtà non esiste, se non nella mia testa. Prima di entrare, è venuto verso di me e come se sapesse già chi fossi, mi ha presentato le sue scuse.
– Mi dispiace tanto, lo abbiamo già sgridato a casa.
Quell’ “abbiamo” mi ha fatto male anche se non avrebbe dovuto. Da quando in qua sono sensibile al plurale pronunciato dagli sconosciuti? Il papà di Gnagnuel indossava un soprabito a tre quarti che però lo esaltava per intero, e aveva due occhi azzurri che erano grandi amici della sua voce calda. Io non ero preparata a tutto questo. La mia coda con ciuffi di capelli scomposti e i miei vecchi jeans di H&M me l’hanno ricordato quando ci siamo trovati uno di fronte all’altra.
– Non si preoccupi, anche la mia ha ricevuto un bel discorsetto.
Ma che profumo delizioso ha il papà di Gnagnuel? Sembra quello sbuffo che esce dallo shampoo quando al supermercato spremi la pancia della bottiglietta di plastica per decidere se acquistarlo o meno. Se il papà di Gnagnuel fosse uno shampoo io lo acquisterei subito. Ma sono qui all’asilo, davanti ad un uomo così bello e curato, ed io stamattina ho indossato la felpa di Snoopy. Allora non mi sono tolta la giacca per non svelare l’outfit di una donna che ha nascosto in un cassetto del comò il suo desiderio di affascinare un maschio. Mentre mi diceva le solite cose che si dicono per non farsi la guerra per niente, gli guardavo le labbra per ascoltarlo tutto, quest’uomo. Ho pensato che quelle sono labbra che baciano ancora una donna. Non come le mie, che le ho smarrite da qualche parte nel viso e ormai non le trovo più. Ma cosa ho detto? E i baci a mia figlia? Sono proprio una disgraziata. Quanto mi odio quando penso solo a me.
– Ciuff ciuff!! – arriva il trenino dei bambini che vanno al gabinetto scortati dalla maestra giovane. Ed eccola lì, capofila, come piace a lei. Mi vede. Mi fa ciao ciao con la manina e mi sorride con solo otto denti. Tanto basta.
– Con permesso.
Scanso il papà di Gnagnuel e anche se non si potrebbe, la raggiungo. Come una vera sovversiva che ad un certo punto fa di testa sua, anche lei molla tutto il convoglio e mi abbraccia forte. Siamo due donne ribelli noi. Ma lei è sempre stata più saggia di me. I suoi capelli sanno di ciliegia, come lo shampoo che le piace tanto e quando facciamo il bagnetto vorrebbe mangiarselo tutto. Devo sempre stare attenta. Anch’io la stringo forte. E poi la bacio, così ritrovo finalmente le mie labbra su di lei. Lei invece armeggia con la zip della mia giacca e dentro ci trova quello che stava cercando. Mi guarda e anche quel graffio sulla guancia sorride con lei:
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Images: Pixabay

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