La torre più alta

Un giorno la principessa si trovò rinchiusa nella torre più alta del castello. Fuori c’era un drago che non la lasciava uscire. Il drago era fuggito dai festeggiamenti del Capodanno cinese e per questo pure gli orientali lo temevano. Nessuno nel regno della principessa aveva mai combattuto contro quel tipo di nemico e non c’era neppure un cavaliere che sarebbe venuto a salvarla, perché stavolta anche il cavaliere era rinchiuso nella torre assieme a lei.

Prima di baciarsi e innamorarsi, i due cercarono un modo per fuggire assieme. Ma il drago era sempre lì, accucciato, davanti alla torre. A volte faceva il giro da dietro, ma un pezzo appuntito di coda sbucava sempre, a ricordare che era lì, pronto a papparseli.

La torre era piccola, tanto che si sospettava fosse pure un abuso edilizio. Era un monolocale concepito per un recluso soltanto, e per due quindi risultava piuttosto scomodo. Il bagno (che nelle fiabe strategicamente non compare mai), era poco più di un buco del wc con le piastrelle intorno. Praticamente una POLO-toilette. La torre poi, non aveva nemmeno un balconcino per stendere il bucato. Brutto affare.

Non andava meglio nel resto del regno, perché ben presto si scoprì che anche le altre torri del castello erano occupate dagli abitanti della contea: fabbri, alchimisti, speziali, giullari e pure i mercenari. Tutti confinati lì dentro, in attesa che il drago se ne andasse a ronfare da qualche altra parte.

A turno, durante la giornata si sentiva imprecare o cantare dalle feritoie. Al calar della sera invece, si vedeva qualche fiammella tremolare alla finestra. Qualche recluso per passare il tempo azzardava una lettura sacra (ma in verità erano assai pochi gli alfabetizzati) mentre i più si sarebbero dedicati volentieri alla cottura di cibi (ovviamente senza sale, viste le ristrettezze del periodo). Ma chi aveva ancora qualcosa da mangiare in casa? Il cavaliere e la principessa, costretti a convivere prima ancora di essersi dati spontaneamente il primo bacio di vero amore, non erano pronti a questa esperienza. Iniziarono a litigare perché la calzamaglia stesa in casa gocciolava sul pavimento in cotto. La candela poi non si poteva utilizzare per le cenette romantiche, perché si sarebbe consumata e bisognava accenderla solo per le vere necessità. Infine la torre era umida perché il wc non aveva nemmeno il vortice per aspirare le malefatte dei due e quindi l’armatura del cavaliere si stava arrugginendo.

Per questo i due non si baciarono. E non si baciarono a lungo, perché non era più la loro fiaba, ma era la fiaba di un popolo intero che doveva resistere alla fame, a una porta di legno sbarrata e a un drago straniero. E siccome era straniero e parlava un’altra lingua, non capiva che la gente con la pancia vuota e la pazienza finita, da una feritoia all’altra si stava mettendo d’accordo per farlo fuori. Allora un giorno il giullare richiamò l’attenzione del drago cantando l’ultimo singolo di Gigi D’Alessio. Il drago stava facendo la pennica e prima si disgustò, poi s’infuriò. Mentre volava  rabbioso verso la finestrella del giullare (che ormai se la stava facendo sotto), lo speziale dalla sua finestra gli buttò in testa un paio di chili di pepe che gli accecarono la vista e lo costrinsero ad arrestare il volo a mezz’aria. Anche la respirazione gli riusciva difficoltosa, infatti cominciò a starnutire a più riprese. Gli alchimisti gli mandarono addosso maledizioni stile Wanna Marchi e il cavaliere, una volta asciugatasi la calzamaglia, indossò la sua armatura che, seppur arrugginita, faceva ancora la sua porca figura. Saltò addosso al drago e lo cavalcò.  A quel punto il fabbro gli lanciò la spada che assomigliava più a una paletta per raccogliere la cenere del caminetto, ma tant’è. Il cavaliere lo trafisse (non chiedetemi come), a più riprese. La principessa urlò dalla torre senza balcone:  “È il mio uomo quello!!”.

Il drago schiattò. Il nemico era vinto. La gente esultò tutta cantando l’inno del regno, che nell’incipit ricordava molto “Dancing Queen” degli Abba. Tutti iniziarono a scendere a vagonate giù dalla torre. Festeggiarono con Tarallucci, vino, Ritornelli e Abbracci. Pure i mercenari esultarono, anche se in verità non avevano fatto niente per far uscire il loro popolo da quella disgrazia.

Il cavaliere, accanto al cadavere del drago, guardò in alto verso la finestra della sua bella. Da lassù finalmente lei gli sorrideva. Di corsa, risalì gli scalini della torre per tornare dove era a lungo rimasto. Quando lui scardinò la porta, lei era lì davanti ad aspettarlo. Lo baciò. Poi con un colpo secco di tacco 12, lei richiuse la porta e si abbandonò morbida tra le braccia di quell’eroe arrugginito. Pezzi di armatura, rotolarono sul pavimento in cotto.

Ora potevano finalmente amarsi tra il letto e il bagno, perché era diventata di nuovo la loro fiaba. Ma era stato merito di tutti, se questo era accaduto.

Images: Pixabay

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