Odiarsi in quarantena

Se l’è preso.
Fabrizio ha flirtato con il COVID-19 per settimane e alla fine questo qui gli ha concesso un’uscita. Che poi alla fine più che un’uscita è stata un’entrata. Sì, ma in casa nostra. Blindato lui, blindata io. Quindici giorni in isolamento domestico e io qui ad assisterlo. Lui non sa però che so che il suo vero nome non è COVID-19, ma “Luisa”. All’inizio Fabrizio non voleva nemmeno fare il tampone. Aveva già capito che sarebbe stato positivo e ha cercato di sorvolare sull’incorruttibilità del termometro, raffazzonando una bugia sui mali stagionali. L’ennesima menzogna facilona.

Penso che questa storia con Luisa, vada avanti almeno da ottobre. Ovviamente è una delle quarantasei cose che mi tengo dentro e non gli dico. Così, tra la mascherina e il ciuffo di capelli castani che gli si appiccica alla fronte, mi godo la fessura del suo sguardo indifeso. Anch’io tengo la mascherina, non tanto per evitare il contagio, ma per agire in incognito. Grazie a lei ora, non sono più obbligata a sorridergli.
Guardalo.
Ha il lenzuolo bianco teso fino alla fronte. Sembra abbia addosso l’ultima nevicata di marzo. Pure le sue mani, dipinte di lattice bianco, si sono arrese.
Pare sia sfinito dall’idea di essere malato. Il girocollo del pigiama lo tiene al guinzaglio; il cuscino invece un po’ lo coccola, un po’ lo stritola.  Da ieri non guarda più nemmeno il cellulare. Chissà quanti messaggi in bottiglia da parte di Luisa.
Fabrizio allontana il lenzuolo, si volta. Sembra voglia dirmi qualcosa. Ormai il nostro orizzonte è segnato da una linea bianca di confine: vediamo il salotto e il bagno inquadrato in un costante “piano americano”. Con le nostre mascherine sembriamo due fuorilegge, due banditi delle Montagne Rocciose. Chi svaligerà la banca? Chi farà a cazzotti nel saloon? A occhio e croce, in questo momento non scommetterei su di te.

Tu guardi me, io guardo te. Siamo una pozza fangosa di sguardi. Io nuoto male,  annaspo, ma per il momento non annego. Ci parliamo in silenzio, con i tuoi occhi che si giustificano e la mia bocca che bisbiglia quello che da un anno in qua non ha avuto il coraggio di dirti.
Se in questo momento non fossi così triste, mi verrebbe quasi da ridere. Questa mascherina è diventata il mio nuovo passaporto per la verità che non so dire. Allora ti guardo e le mie labbra si muovono in silenzio. Ti chiedono delle cose.
– Quando hai smesso di amarmi?
Credevo di avere molte più domande, e a un tratto mi ritrovo con un’unica cosa che non ho il coraggio di chiederti. Tu invece che mi dici da dietro quella mascherina? Cosa vorresti confessare una volta per tutte? Te lo dico io cosa vorresti dirmi.
Che non mi sono presa il Coronavirus perché non mi sfiori più. Non mi baci più. Non mi ami più.
Che fortuna, la mia.

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