Amarsi a Trieste

Per tutta l’Italia Trieste è semplicemente la città della bora. Ma chi come me vive qui, conosce bene anche le sue attitudini emotive.

I triestini sono dei sentimentali.

In primavera, in un meraviglioso ossimoro esistenziale, li puoi trovare con la chitarra in una mano e l’antizecca nell’altra, mentre cantano “Marinaresca” su un telo mare steso su quel Carso tanto caro a Slataper.

Noi triestini siamo dei romantici. Dei malinconici. Ma nel tempo abbiamo imparato a modulare questa malinconia sulle note più gravi dei nostri rimpianti. Anche quelli d’amore.

La roccia carsica tergestina fa quindi sgorgare amori qua e là. Ma tutto questo amore fluisce dalla rocca di Monrupino sino alle rive cittadine. Scivola naturalmente tra i palazzi neoclassici vidimati dalle Assicurazioni Generali o dal Lloyd. A gradire.

I triestini si amano, ed è quasi sempre colpa del mare. Quella linea di orizzonte li sconfigge e non possono farci niente. Li vedi allora incastrati sulle panchine del Molo Audace mentre quel fondale blu fa di loro ciò che vuole.

Nella bella stagione puoi trovare le coppie di morosi anche sul lungomare di Barcola. Lato aiuola, sforbiciata di gambe aperte a 40°, lui e lei evaporano all’unisono sulle loro brandine. Unica colonna sonora retrostante: il mugugno della 36 che sbuffa nel traffico di viale Miramare. Il mulo (=ragazzo) in questione, pervaso da romanticismo da porfido, sa dimostrare tutto il suo amore presidiando con la sua mano destra la coscia della sua mula. Lei a sua volta, saprà rinunciare – per amore – a una carnagione alla Juliana Moreira. Dài che c’è ancora tempo: è solamente il ponte del 1 maggio!

Gli innamorati triestini si amano in dialetto. Si scrivono su Uazzap un rassicurante “Vegno a ciorte ale 20” (=”vengo a prenderti alle 20”) e quando sono in macchina ed aspettano gli amici in piazza Oberdan, si sussurrano un quasi-iberico “Ma te sa che te amo?!”.

Hanno una nonna che vive a Pinguente che ad ogni Natale chiede loro “Fioi miei, ma quando ve sposè?”, ma la risposta viene regolarmente masticata dentro quel piatto di fusi (=pasta tipica istriana) col sugo di gallina.

La notte di San Lorenzo, vanno sul belvedere di Conconello con la loro Renault Clio per contare le stelle cadenti. Ma poi non ne vedono nemmeno una e allora iniziano a spogliarsi.

I triestini si baciano come fanno tutti gli innamorati. Ma mentre si baciano hanno la bora nei capelli. In qualsiasi momento dell’anno. E se non c’è vento, ci restano male. Perché quel bacio è bello tenerlo lì, stretto, che non voli via. È una sfida, alla quale nessuna coppia triestina sa rinunciare.

I triestini, come tutti si innamorano.

In effetti non abbiamo ancora valutato idee migliori per essere felici.

 

Immagine di copertina: kiki99

Immagine lucchetti – Canal Grande: Michela Castiglione

Immagine rive – piazza Unità d’Italia: marantoni2004

Canzone: Marinaresca – Lorenzo Pilat

Comments

E tu cosa ne pensi?

  • Daniele Daswolf

    Verissimo su tutta la linea di pensiero e concordo con tutto quello che hai scritto non son in periodo di romanticismo, ma vedo che questo pezzo parla solo di un contorno sociale della nostra città, e lo fa in una visione semplice ed immediata.
    Insomma qualunque punto di trieste va bene per innamorarsi o trovare la compagna giusta basta solo attendere..
    Ti seguo attendo altri pensieri come questo visione femminile di una città con tanto potenziale umano e sociale che volte porta invidia!
    Continua cosi’ !

    • Nonostante me
      Daniele Daswolf

      Grazie Daniele, sempre viva Trieste, città così antica e genuina!
      Ci piace.

  • Anonimo

    Non riesco ancora a capire i “muli” triestini: venendo da un’altra realtà mi sembrano così..schivi! Però quando i più giovani sono con le morose mi fanno tanta tenerezza e penso che in intimità sappiano darsi ed essere anche romantici.. chissà!?

    • Nonostante me
      Anonimo

      In inverno quando comanda la bora, il triestino è l’aria calda che ti appanna gli occhiali appena entri in casa. D’estate, piedi nell’acqua, il triestino è l’onda che li stuzzica fino alle caviglie.
      Io non li ho ancora capiti questi triestini.
      Eppure li adoro, a prescindere.

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