Corteggiamento alla pari

Corteggiamento alla pari

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Il corteggiamento alla pari potrebbe essere la soluzione per le nuove storie d’Amore nel 2020? E quale impatto avrebbe nella vita degli uomini e delle donne?
Io in passato sono stata molto amata da alcuni uomini e per questo sarò sempre loro grata. Con altri non è andata altrettanto bene. Molto probabilmente io non sono stata capace di amarli a dovere, ma come si sa, i feriti si contano alla fine. A volte mi sono innamorata e sono stata respinta. Non è stato piacevole, ma l’ho superato, come facciamo tutti.

Essere single però ti permette di prenderti un momento dentro di te, osservare il mondo attorno e il nuovo senso in cui ha iniziato a girare. Così senza nemmeno accorgermene, ho imparato a osservare gli uomini e a cercare di capirli un po’ di più. In questi anni di singletudine infatti, ho visto uomini davvero felici e sereni con le loro compagne. Altri un po’ meno, ma comunque in ripresa. Altre volte ancora, ho visto uomini meditare scuse pronte all’uso per evitare occasioni di incontro prolungato con donne con cui avevano una frequentazione ormai troppo datata. Dirsi che era finita era troppo amaro e forse sarebbe stato meglio  aspettare la fine delle feste natalizie. Il nuovo anno avrebbe sicuramente portato lo slancio giusto. Ma poi è arrivato il COVID19 e allora tana (non)libera tutti.

C’è un però.

Uomini innamorati

Mi è capitato infatti anche di vedere uomini tanto innamorati quanto insicuri. Uomini che a cena con altre persone cercavano di attirare l’attenzione della loro fidanzata (sì, stavano già assieme) mentre lei era impegnata a scherzare allegramente con tutti i commensali tranne che con lui, facendo trasparire una sensazione di noia data proprio dalla perenne presenza di un lui, ormai dato per scontato. Ricordo che la voce di questo uomo non arrivava nemmeno alla percezione acustica di lei. Ma la cosa che mi ha colpito di più, è che lui preferiva archiviare in silenzio il suo intervento rivolto alla sua fidanzata, anziché fare presente alla donna della sua vita che lei lo stava del tutto ignorando. Lei, che non lo considerava più di tanto, né in quella, né forse in altre situazioni.

“L’amore senza scambio, è una condanna a morte con la nostra firma.”

Così, da donna, ho iniziato a interessarmi alle situazioni in cui le donne non trattano con le dovute cure il loro amato e questa volta non per negligenza del maschio, ma proprio per scarso interesse femminile.  Forse l’amore era finito solo da parte di lei. Può capitare, e questo non è colpa di nessuno. Purtroppo però, a volte accade quello che noi donne rimproveriamo spesso agli uomini. Ovvero il temporeggiare in attesa di farsi lasciare. Perché come esistono gli uomini disinteressati in coppia, esistono anche le donne che non hanno più voglia di investire nella diade che hanno creato loro stesse tempo addietro.

Anche le donne quando non sono più coinvolte, temporeggiano.

Così, per senso di inerzia anagrafica, portano avanti storie oramai infeltrite. Il motivo? Le ragioni secondo me sono le stesse degli uomini: paura della solitudine, timore di perdita di equilibro sociale, motivi economici, complicazioni da post-separazione, narcisismo, inedia, mancata rassegnazione di fronte all’esaurimento del sentimento. E sicuramente molte altre ragioni.

Da donna capisco che non sia facile per un uomo innamorato accettare di essere finito in una storia finita. Perché quando “è finita”, un uomo lo sa, come lo sa una donna. E se apparentemente il maschio non fa nulla, è solo perché probabilmente il suo residuo d’amore pietrifica lo scatto di orgoglio che invece vorrebbe avere.

Quando è finita, un uomo innamorato lo sa.

Se provo a passare dalla parte dell’uomo quindi, la mia prospettiva non cambia. Sono convinta infatti che il dolore in amore, non abbia sesso. Non essere più corrisposti e venire ignorati sono sensazioni democratiche che non hanno appartenenza di genere. La cultura e la società ci hanno indottrinati nel rilevare la sofferenza femminile come l’unica degna di essere compresa, considerata, rispettata.

C’è posto in questo mondo per la sofferenza dei maschi?

E invece c’è tutto un macrocosmo di sofferenze maschili che secondo me non possono avere un peso diverso solo perché derivano dal loro cromosoma Y. Probabilmente come noi donne da piccole siamo state (ahinoi!) incoraggiate ad impastare tutti gli ingredienti della torta soprattutto con il nostro innato amore (mah!), così gli uomini fin da bambini sono stati istruiti ad anestetizzare alcune reazioni emotive, prima fra tutte quelle del dolore personale. Quindi oggi a 30-40-50 anni, nemmeno loro lo percepiscono come un vero problema. O forse, non è esattamente il più urgente. Di corteggiamento alla pari comunque, nemmeno l’ombra.

E se cambiassimo le regole del gioco?

Parlando con diversi amici maschi, mi è stato confermato che il problema si ripresenta quando passata la burrasca, dentro di loro vorrebbero ricominciare ad amare una nuova donna. Ma se la tempesta non si è sfogata a sufficienza, questa ti riacciuffa per i capelli a fine serata. E come se non bastasse, mentre al mondo sembra ovvio che le donne continuino a sfornare torte piene di sentimento, queste a loro volta si aspettano quasi sempre che l’uomo (magari proprio quello pluri-bastonato, ferito, avvilito) faccia quella fatidica, maledetta prima mossa. Altrimenti il gioco non può iniziare, perché un giorno qualcuno (nostra madre, la nonna o lo zio di Brooklyn) ha detto “si è sempre fatto così!”.

Sappiamo tutti infatti che – statisticamente – rispetto alla sfera femminile gli uomini hanno all’attivo nella loro vita un numero superiore di “No” legati alle loro proposte di appuntamenti, uscite, incontri con le donne. Questo accade semplicemente perché se ci si aspetta che loro facciano la prima mossa, è ovvio che siano esposti ad una maggiore casistica di rifiuti. È una pura questione matematica. Ma oltre ad essere una questione numerica, nel tempo per l’uomo acquista anche un carico emotivo che ha un effetto cumulativo, come le ernie del disco.

“La prima mossa” dal punto di vista grammaticale appartiene al genere femminile. Vorrà dire qualcosa?

Come donna ho capito questa cosa e non posso più fare finta di non saperla.
Personalmente quindi credo sia arrivato il momento di cambiare qualcosa in me stessa. Nel rispetto della magia del corteggiamento (che personalmente adoro!) vorrei essere una donna che si rende conto di tutto questo e che prova a creare degli atteggiamenti romantici nei confronti dell’uomo che le interessa, per essere parte attiva da subito nel gioco del corteggiamento. Vorrei infatti eliminare l’effetto “scalata dell’Everest” riservata storicamente all’uomo. Per poter giocare assieme a lui, con ottimismo, coraggio e senso di rispetto per tutto quello che entrambi siamo stati fino a quel momento nella nostra vita.

Ovviamente potrebbe succedere che, come donna, dopo aver fatto le mie mosse romantiche “di incoraggiamento”, l’uomo in questione non sia abbastanza coinvolto e/o interessato a me. Ho deciso che sono pronta ad accettarlo. E in quel caso sarei altrettanto parte attiva nell’andarmene, senza rimpianti. Ma almeno saprei di aver dato il mio piccolo ma sincero contributo in questo “tirocinio” dell’amore.

E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con l’idea di una condivisione equilibrata del corteggiamento? Sono molto curiosa!

A presto romantici contemporanei!

Virginia

Images: Pexels

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