Donare il cuore

Come si può donare un cuore malandato?

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In questi giorni dovevo rinnovare la carta d’identità. Allora ho preso appuntamento e ho fatto il mio anticamera al centro civico. Eravamo in tre derelitti, con buste di moduli precompilati nella mano destra e la mano sinistra in tasca, in cerca probabilmente di un periodo storico-economico-sentimentale migliore.

Mi hanno chiamato e mi sono diretta alla postazione di plexiglass, come se ormai fosse la cosa più normale dopo l’aggravio della busta di plastica da 1 centesimo al banco ortofrutta.

L’impiegata  era ripiegata su sé stessa. Io invece curvavo su di me con l’avampiede che molleggiava sul bordo di una piastrella, in attesa delle classiche domande di rito: vecchio documento, fototessera, impronte digitali.

La procedura è andata avanti liscia, finché ad un certo punto l’impiegata mi ha chiesto se fossi favorevole alla donazione degli organi. Domanda importante, ma altrettanto ovvia per me. D’istinto quindi ho risposto in modo affermativo. Ma dopo qualche istante di ticchettio di dita sulla tastiera, ho parzialmente ritrattato.

– Mi scusi, sono favorevole alla donazione degli organi, ma ritengo che il mio cuore sia meglio non piazzarlo su nessuno.

L’impiegata mi ha guardato storto, mentre gli occhiali le sono scivolati in modo annoiato sul setto nasale.

– Sì, insomma, ho il cuore di una 42enne spompa, con sistole da friendzone e diastole causate da uomini che non vogliono impegnarsi con me. Come la mettiamo? Un cuore così malconcio come può essere utile a qualcuno?

– Mi scusi?

– Sì, intendo che per il fegato e i polmoni posso ancora garantire un buon risultato, ma per il cuore non ci metterei la mano sul fuoco. Insomma, la donazione degli organi in caso di morte prematura dovrebbe dare una seconda chance a chi ha già avuto dei problemi seri, non me la sentirei di creargliene degli altri.

– Questa è una autorizzazione di donazione completa. È favorevole o no?

– Non si può scorporare il cuore e donare tutto il resto?

– Senta, io devo lavorare.

– Scriviamo un’appendice a parte… (ops!!)

– Lei mi sta prendendo in giro.

– Mi scusi, non volevo. A dire il vero mi capita di continuo di essere inopportuna. Ecco perché il mio cuore è malandato.

– O io non mi spiego o lei non mi vuole capire. Vuole donare tutti gli organi? Sì o no?

– Non ho altra scelta?

– Può dire che non si esprime sulla donazione.

– Ma non è questo quello che voglio. Non si può aggiungere almeno un asterisco per avvisare l’equipe medica e la famiglia? È un dato che non può essere omesso secondo me…

– Adesso dobbiamo terminare. Scrivo che non si esprime sulla donazione?

– Ma lei lo donerebbe il suo cuore? Così, adesso, nello stato emotivo in cui si trova?

– Ma cosa c’entra questo?

– È una semplice domanda.

– Non intendo rispondere.

– E io allora perché dovrei rispondere come non voglio? A questo modulo manca un’opzione: l’autovalutazione dello stato emotivo delle parti del nostro corpo. Chi meglio di noi sa se siamo malandati o meno?

– Quindi, cosa intende fare?

(Pausa di riflessione)

– Credo di non avere scelta: dono tutti gli organi e cerco di mantenermi in vita affinché nessuno patisca nel ritrovarsi il mio cuore addosso.

– Lei non  sta bene.

– No, non sto bene. Ma questo non viene mai riportato su nessun documento ufficiale, mentre tutti gli altri dati vengono registrati. Ed è qui che si crea la confusione in cui viviamo.

Image: Pexel

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